
Più spazio alle idee nuove della musica contemporanea
«Prima esecuzione assoluta»: quanti di voi conoscono questa definizione? E una formula di rito, molto familiare a noi compositori, e di certo molti l'avranno letta, di tanto in tanto, sui programmi delle sale da concerto.
Tre parole che a volte passano quasi inosservate e invece dovrebbero emozionarci, perché sono lì per prepararci all'ascolto di un brano musicale che prima non esisteva. Una nascita, dietro cui c'è tanto lavoro e passione, condivisa tra l'autore, gli interpreti e, soprattutto, il pubblico. Per secoli la musica che oggi chiamiamo genericamente "classica" è stata praticamente solo la musica contemporanea, cioè quella degli autori viventi in un determinato momento, che lavoravano per proporre al pubblico, anche rischiando coraggiosamente in prima persona, le loro opere. Oggi, paradossalmente, ci troviamo in parte dentro una realtà rovesciata: non si è mai ascoltata tanta musica del passato come nella nostra epoca, la più tecnicamente "connessa" che potevamo immaginare. E una nostra grande fortuna, ma non si dovrebbe dimenticare che senza una maggiore diffusione della musica d'arte del presente, rischiamo di trovarci prima o poi dentro un museo. È giunto il momento di riflettere sullo stato generale della musica contemporanea in Italia, e i temi da affrontare sono tanti, a partire dall'educazione di base, assente da troppo tempo, come anche l'abitudine a fare musica d'insieme fin da giovani. E bisogna poter ricominciare ad ascoltare, immersi come siamo in un indistinto rumore di fondo, dove la miriade di informazioni ci porta ad una solo apparente sazietà. Servirebbe poi un po' più di coraggio anche da parte di chi cura la programmazione delle istituzioni concertistiche: la musica di autori emergenti è sempre più diffusa, ma lo spazio a loro dedicato è ancora troppo poco, oppure è concentrato in rassegne che al grande pubblico appaiono come un mondo esclusivo e impenetrabile, mentre credo (e le mie esperienze in giro per il mondo me lo confermano) che la scelta vincente sia quella di mescolare, con intelligenza e fantasia, il repertorio del passato e quello più attuale per creare nuovi, inaspettati percorsi. Forse una parte di colpa l'ha avuta anche l'atteggiamento degli stessi compositori: se il pubblico si è allontanato ci sarà pure un motivo, e credo che esso sia in quell'assenza, quel voto di rapporto che molta musica di avanguardia non è stata capace di colmare. Ma so anche che oggi c'è tanta bellissima musica nuova, che attende solo di essere valorizzata. Cari politici, non andate solo alle "prime" della Scala: vi accorgerete di quanti talenti avrebbero bisogno di sostegno e fiducia. La musica contemporanea deve diventare finalmente un giardino aperto a tutti, libero, con mille fiori diversi, dove non troviamo né comode certezze né immeritate punizioni, ma dove siamo invece inondati di bellezza, di pensieri e idee nuove. Perché non dobbiamo mai dimenticare che la musica non è fatta solo di suoni, ma anche di rapporti umani.
di Alessandro Annunziata