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... concerto trasmesso dalla Filodiffusione Rai; aprile 2004. Meltemi e O guardador de Rebanhos.
Di Alessandro Annunziata, due opere legate al tema dell'indeterminatezza e dell'infinito, sottilmente giunte nell'identificazione del vento come grande universo contenitore del presente e del "nunc". Meltemi, nella versione per orchestra d'archi, è infatti la rappresentazione del vento della storia, il vento greco che soffia costantemente nelle isole dell'Egeo, luogo delle nostre radici culturali, del mondo greco. Il vento spazza l'arsura dell'estate, avvolge l'individuo costruendo un diaframma tra condizioni estreme della natura e necessità vitali individuali. Soprattutto il vento conduce all'isolamento, alla condizione di una ricerca interiore, alla riflessione sui legami con la storia, con chi ci ha preceduto e chi ci segue e enfatizza l'importanza del momento vitale, del presente. Costruito su una ricorrenza ritmica che si avvolge in variazioni germinate dal nucleo centrale, il tessuto è legato da inserti e contaminazioni in ricorrenze ordinate, nelle quali rimembranze storiche e geografiche segnano il rapporto personale con l'unotutto. L'eloquio di sobria emotività, reso ancor più affascinante dal rotondo suono degli archi, conduce impercettibilmente in territori in cui la ragione guida l'indefinito senso di stupore delle domande filosofiche sull'Essere. Il filo del concerto si snoda nella lirica di Pessoa tratta da O guardador de rebanhos, concertata da Annunziata per soprano e orchestra d'archi. Il tema del vento si ripropone stavolta in forma più identificata nel valore concettuale, per il quale il contrasto dialettico tra il presente-immanente e il passato-futuro trascendente
diviene la fonte della controversia musicale. Su un tessuto musicale ricco di rimandi, il canto si intona limpido, a sorreggere un'impalcatura variegata di strutture ritmiche e tonali.

21/12/2004 Luca Mencaroni, Filodiffusione RAI

 

"Ballata partigiana"
[...] la musica della “Ballata”, infatti, sembra scaturire dalle parole cantate, ne rappresenta le emozioni e trasforma la poesia in canto appassionato, facendo vivere nell’immaginario dell’ascoltatore isuoi momenti concitati, le sue pause riflessive, le coloriture liriche e drammatiche che scaturiscono dalla rappresentazione musicale.
La struttura dell’opera è costituita dall’alternarsi di movimenti lenti e veloci, distinti ma non nettamente separati, che si richiamano tra loro, così da formare un’entità organica e coerente. La composizione inizia con un movimento lento introduttivo, in cui il tema della memoria appare, se pur indirettamente, subito in primo piano: sotto le parole iniziali “fischia il vento”, cariche di ricordi e di significato, gli archi distendono un tappeto sonoro in cui, tra le voci che si rincorrono come un’eco, è possibile riconoscere la melodia della vecchia canzone partigiana: “e la nostra canzone venuta da lontano \ le scarpe rotte eppur bisogna andar”. Su quest’ultimo “eppur”, che segna la fine del movimento introduttivo iniziale, la musica si ferma, il tempo si dilata nell’attesa dei futuri avvenimenti: siamo stati trasportati quasi inavvertitamente al tempo che un attimo prima era solo ricordo. E le parole seguenti, “bisogna andar”, pronunciate nel silenzio, ci precipitano in un’altra atmosfera: gli archi riprendono con un tempo vivace, sempre più serrato, in cui viene presentata una suggestiva progressione melodica discendente, e l’ascoltatore accompagna sulle steppe, le montagne e le città il passo cadenzato del partigiano, unito ai suoi fratelli nel nome della libertà e nella speranza di una pace futura. Il ritmo concitato si interrompe sulle parole “briganti neri”, e lascia il posto ad un’atmosfera carica di riflessione e di introspezione, in cui viene messo in risalto il momento più drammatico della lotta: “il bacio a un fiore \ come ultimo addio \ una parola scritta \ col sangue sul muro”. L’eco di queste parole ci trasporta in uno spazio cristallino, quasi trasparente, attraversato da sfumature liriche e malinconiche accentuate dal canto, quasi un lamento, del primo violino: è la parte centrale della composizione, una sorta di pausa metafisica tra l’azione senza tregua della battaglia. Quasi all’improvviso, il brano si risveglia, riprendendo il precedente movimento veloce e ritmato. Il testo ripete le medesime parole della seconda strofa “dalle steppe gridavate come noi libertà”, poi il seguito ci riporta nel momento attuale e, creando un ponte immaginario tra gli avvenimenti passati ed il presente, esorta con vigore a mantenere vivo il ricordo e a continuare ad appoggiare l’eterna lotta per la libertà e l’indipendenza, di cui le azioni partigiane rappresentano una tappa vittoriosa: “fate cerchio intorno a noi nella preghiera mentre lontano muoiono innocenti come allora uccisi da altri briganti neri”. Dopo una pausa silenziosa, la composizione si chiude con un movimento finale che è un’invocazione. Il canto echeggia tra suggestive modulazioni armoniche fatte di tenui colori che sfumano delicatamente l’uno nell’altro. Quest’invocazione, cantata con la forza della serenità e della pace conquistata col sangue e col dolore, scivola sulle note eteree degli strumenti ad arco e, diventando quasi un sussurro, riecheggia più volte nel vento. La “Ballata” appare così come un canto di libertà portato chissà da dove dal vento e che, dopo averci trasmesso il suo messaggio fatto di ricordi e di speranza, si allontana nel vento continuando il suo viaggio senza fine…

Marco Cecchini, «Patria indipendente», dicembre 2004


«Deux scènes populaires »
Le trio Saxiana nous propose une nouvelle pièce de qualité pour deux saxophones et piano. Cette pièce est en deux mouvements. Elle commence par une «berceuse». Le premier mouvement commence par une courte séquence en écriture proportionnelle, qui servira de ponctuation entre les deux parties du premier mouvement. La berceuse est construite sur une carrure ternaire (noire à 48) s’appuyant sur des phrases mélismatiques en doubles croches s’enchaînant du ténor au soprano. L’influence orientale se fait ressentir dans les tournures mélodiques utilisées. La deuxième partie de ce premier mouvement est à peine plus rapide, et utilise le même principe d’écriture. Le deuxième mouvement intitulé « Mistral » est très dansant et rythmé. Le thème proposé dès le départ par le soprano est utilisé tout au long de la pièce. D’un caractère vif en ¾ à 170 à la noire), il joue sur les articulations et les carrures. Mon avis : pièces dynamiques et plaisantes pour un concert, le deuxième mouvement enchantera le public.

27.09.2008 Stéphane Sordet (da/from : ASAXWEB)

  

Canto di Shkoutimeou (Le chant de Chicoutimi):
Le programme choisi par Mme Andriani était exigeant autant pour les auditeurs que pour elle-même. Elle l’a présenté sous le thème général du temps, de son importance pour la vie, pour la réflexion, pour l’approfondissement, pour la fête; on y retrouvait [...] une pièce composée par A. Annunziata, un ami de l’artiste qui a voulu évoquer ce que lui inspirait le fjord du Saguenay. Cette pièce de musique (Canto di Shkoutimeou) très actuelle, très évocatrice de nos décors spectaculaires, a beaucoup touché les spectateurs qui se sont levés spontanément à la fin pour signifier bruyamment leur appréciation.

Dimanche 15 Novembre 2009 - Yvon Bouchard, «LBR – Le Bulletin Régional Saguenay-Lac-Saint-Jean»

, Canada.


"Symphoniae Perusinae" dal CD "Drama" di Tetraktis percussioni
[...] ..e Symphoniae Perusinae, per quartetto di percussioni di Alessandro Annunziata, il brano più cospicuo e attraente del CD. È qui che il timbro dello strumentario emerge nella direzione della comunicazione: ambito in cui Annunziata è solito coltivare la sua idea compositiva che emerge elegante con chiarezza, proprietà e con poetica intenzione ; le sei misurate ma dense pagine della Suite sono un'articolata, cromatica sintesi di quanto il variato contrappunto timbrico possa trarre dalle risorse di un quartetto di percussioni. Basti la soavità emanante dal quinto numero, Degli amori, sigla fascinosa di un capolavoro.

Umberto Padroni, «Suono», Settembre 2009


Wolf Performance Hall, Alcan String Quartet:
[...] José Evangelista, in Spanish Garland (1992), and Alessandro Annunziata, in Meltemi (2001), took the Alcan to the western and eastern edges of the Mediterranean. Again, their ability to keep the colors of the palette shimmering through subtle interaction is what animated these pieces.

Renée Silberman, «The Beat Magazine», London, Ontario (Canada)
January 16, 2010


Prima esecuzione assoluta della "Fantasia concertante" per pianoforte e orchestra. Pasquale Iannone, pianoforte; Balkan Festival Orchestra, diretta da Gregorio Goffredo. Barletta Piano Festival

[...] da considerarsi una novità – risultata più che gradita – la prima esecuzione assoluta della Fantasia concertante per pianoforte e archi del giovane musicista romano Alessandro Annunziata.    Già noto al pubblico barlettano per interessanti pagine cameristiche, presentate nelle scorse stagioni della Associazione Mauro Giuliani, Annunziata in questa sua opera conferma pregevoli qualità di raffinata scrittura pianistica realizzando un intenso dialogo fra strumento solista e gli archi, con una suggestiva alternanza di momenti lirici, sognanti e tesi ad un rapinoso intimismo, e momenti più decisamente moderni, quasi danzanti con spunti a tratti di vago sapore gershwiniano, ma il tutto risolto con una visione squisitamente personale e di immediata presa.

Nicola Sbisà, «La Gazzetta del Mezzogiorno», 1 Agosto 2010
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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