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Recensione della Fantasia ricercata per chitarra sola. Edizioni Rai Com, 2017 pp. 10

]...] La Fantasia ricercata è un gran bel lavoro per chitarra sola dedicata al chitarrista Angelo Colone che ne ha curato la diteggiatura. Il lavoro si divide in quattro parti essenziali: la prima che introduce il materiale in maniera lirica e flessibile a cui segua, di contro, la seconda: "Vivace", ritmica con una grande attenzione a perseguire l'obiettivo di tenere vivo l'interesse dell'ascoltatore con momenti anche dinamicamente forti. Questo episodio sfocia nel "Molto moderato" dove la cantabilità ritorna prepotente nel registro grave dello strumento, una ripresa del "Vivace" e il ritorno al primo episodio concludono questo brano intenso, gradevole e scritto con grande coerenza e maestria.
Giudizio: Ottimo

Franco Cavallone, "Seicorde" n. 135, April - June 2018, p. 42


from"The Juilliard Journal", Vol. XXX No.1 September 2014

"New Juilliard Ensemble to Give 3 Premieres", by Joel Sachs
(World premiere of Ritrovare , for chamber orchestra; NYE conducted by Joel Sachs, Peter Jay Sharp Theater, Lincoln Center of Performing Arts, New York, September 20th 2014).

[...] The program will close with the world premiere of Italian composer Alessandro Annunziata’sRitrovare. About two years ago, the Italian publisher Rai Trade sent me Annunziata’s energetic and engaging string quartet Griko, which is based on a unique, very ancient Italian folk culture with a distinctive Greco-Italian history. Although I had never heard of Annunziata, I was so impressed by his quartet’s energy and variety that I immediately programmed it for N.J.E. members to play at our MoMA Summergarden 2013 concert series, where it was a huge success. Annunziata attended the concert and, excited by the quality of the N.J.E. players, immediately offered to write a sinfonietta piece as a present—an offer which did not cause me an instant of hesitation. That piece is Ritrovare (“to find again”). Annunziata, a writer as well as a composer, does not worry about describing his music. He told me, “I conceived this work like a musical ‘trip,’ looking for a new, strong, significance of contemporary musical expression. It’s like Odysseus who returns to Ithaca, passing through many different lands, after some ‘crisis’ that leads him to find once more his ancient roots. This piece, like my string quartet, shows my love for and interest in Mediterranean popular music, but it happens only at the end of the journey, with the final, enthusiastic dance in a Greek mode.” I am sure that Ritrovare will send the audience out in high spirits.

Joel Sachs, founding director of NJE, Juilliard School of Music, NY

Cd "Carte Postale", ALCAN String Quartet, ATMA Classique 2012

[...] Dalle belle movenze ritmiche e le suasive delicatezze in punta d'arco del CD, emerge Meltemi per la ricchezza della tavolozza quartettistica di Annunziata: i venti estivi delle Cicladi, hanno ispirato all'autore l'immaginifica apertura dello spirito a una intensa, vibrante e panica partecipazione ai temi dell'arcaicità, e della natura dei luoghi, prescindendo ovviamente da seduzioni folcloriche e descrittive. Un delicato interiore ma anche ardente inno alla classicità - atmosfere e colori - tutto risolto in alta musica. Udire per credere.

Umberto Padroni, "Suono", Giugno 2012 .


New CD "Carte postale" by ALCAN String Quartet , Atma Classique

Le morceau le plus impressionant est probablement Meltemi d'Alessandro Annunziata, qui exploite adroitement le son et la structure afin de créer une ambiance unique. Le Quatuor Alcan joue évidemment très bien.

Paul E. Robinson," La Scena Musicale", Canada, Febbraio 2012



Esecuzione di "Meltemi", Alcan String Quartet. Roma, Teatro Palladium, 6 dicembre 2010.

"Meltemi" di Alessandro Annunziata, forse il brano la cui esecuzione del Quartetto Alcan è risultata la più emotivamente partecipata, appare sostenersi sul transfert musicale di suggestioni ed emozioni riferibili alla percezione che l’intellettuale contemporaneo può ritenere della grecità come paradigma d’un atteggiamento etico in passaggio verso l’estetica. Anziché fattore di conflittualità il dualismo occidente-oriente è visto da Annunziata nella prospettiva storica d’incontro tra culture complementari, una sinergia senza cui perderebbe veemenza il ricambio che linguisti e antropologi reputano essenziale per la prosecuzione del genere umano. La composizione, del 2001, anticipa misteriosamente l'incontro del compositore romano con il maestro greco Dimitri Nicolau, nei cui importi di pensiero Annunziata rileva il carisma che la musica accademica (si dice ancora “colta”?) sembra, mutatis mutandis, avere smarrito. Il brano è aperto da una litania riflessiva in cui si palesa una memoria melodica mediterranea trattata in una veste strumentale in cui la raffinazione del suono s’afferma sul portato d’etnicità dei materiali. La seconda sezione ritmica è basata su un procedimento a imitazioni molto ben congegnato, un intreccio “a incastro”. Agli spunti dalla sonorità balcanizzante consegue un’iteratività che induce lo smarrimento ritmico peculiare del Philip Glass anni ‘70. Per quanto Annunziata temperi il linguaggio in una lineare modalità in certi attacchi, nell’istintualità percussiva, anche nell’espansione della scala mediante microtoni, traspaiono allusioni alla quartettistica bartokiana. La ripresa del tema principale riporta alle linee di una rilucente geometria A B A B, chiara asserzione d’astrattismo, giacché nulla in natura è più astratto della forma geometrica pura, quel rettangolo, quel triangolo, quel cerchio idealizzati nella pratica costruttiva dei templi greci. Ciò induce a ritenere che Annunziata abbia cercato una risonanza interiore più simpaticamente consonante con lo spirito di Platone che dei Tragici, che abbia voluto tentare un suono più vicino al logos contingente del polìtes che alla magniloquente melopea degli eroi tragici.

Claudio A. D'Antoni, dal Blog "Critichevarie" , 2011



Esecuzione del "Quartetto per saxofoni n.1" a New York, Greenwich House; Quartetto di saxofoni Renaissance

[…] Opening the program with Quartetto n.1 by 40ish Roman composer Alessandro Annunziata, in one movement with five distinct parts, came an audience–pleaser. With gusto and canonic figuring -  and overblown for overtones – this feisty, trumpet-like piece, with its slides and gyrations has contagious energy, rich color, and rithmic passion.The quartet, moreover, performed with passionate intensity, fine craft, and tight ensemble.

Joy Mark Greenfest. «New Music Connoisseur», 22 Ottobre 2010


  

Prima esecuzione assoluta della "Fantasia concertante" per pianoforte e orchestra. Pasquale Iannone, pianoforte; Balkan Festival Orchestra, diretta da Gregorio Goffredo. Barletta Piano Festival

[...] da considerarsi una novità – risultata più che gradita – la prima esecuzione assoluta della Fantasia concertante per pianoforte e archi del giovane musicista romano Alessandro Annunziata.    Già noto al pubblico barlettano per interessanti pagine cameristiche, presentate nelle scorse stagioni della Associazione Mauro Giuliani, Annunziata in questa sua opera conferma pregevoli qualità di raffinata scrittura pianistica realizzando un intenso dialogo fra strumento solista e gli archi, con una suggestiva alternanza di momenti lirici, sognanti e tesi ad un rapinoso intimismo, e momenti più decisamente moderni, quasi danzanti con spunti a tratti di vago sapore gershwiniano, ma il tutto risolto con una visione squisitamente personale e di immediata presa.

Nicola Sbisà, «La Gazzetta del Mezzogiorno», 1 Agosto 201


Wolf Performance Hall, Alcan String Quartet:

[...] José Evangelista, in Spanish Garland (1992), and Alessandro Annunziata, in Meltemi (2001), took the Alcan to the western and eastern edges of the Mediterranean. Again, their ability to keep the colors of the palette shimmering through subtle interaction is what animated these pieces.

Renée Silberman, «The Beat Magazine», London, Ontario (Canada)
January 16, 2010
, Canada.


Canto di Shkoutimeou (Le chant de Chicoutimi):

Le programme choisi par Mme Andriani était exigeant autant pour les auditeurs que pour elle-même. Elle l’a présenté sous le thème général du temps, de son importance pour la vie, pour la réflexion, pour l’approfondissement, pour la fête; on y retrouvait [...] une pièce composée par A. Annunziata, un ami de l’artiste qui a voulu évoquer ce que lui inspirait le fjord du Saguenay. Cette pièce de musique (Canto di Shkoutimeou) très actuelle, très évocatrice de nos décors spectaculaires, a beaucoup touché les spectateurs qui se sont levés spontanément à la fin pour signifier bruyamment leur appréciation.

Dimanche 15 Novembre 2009 - Yvon Bouchard, «LBR – Le Bulletin Régional Saguenay-Lac-Saint-Jean», Canada.



"Symphoniae Perusinae" dal CD "Drama" di Tetraktis percussioni

[...] ..e Symphoniae Perusinae, per quartetto di percussioni di Alessandro Annunziata, il brano più cospicuo e attraente del CD. È qui che il timbro dello strumentario emerge nella direzione della comunicazione: ambito in cui Annunziata è solito coltivare la sua idea compositiva che emerge elegante con chiarezza, proprietà e con poetica intenzione ; le sei misurate ma dense pagine della Suite sono un'articolata, cromatica sintesi di quanto il variato contrappunto timbrico possa trarre dalle risorse di un quartetto di percussioni. Basti la soavità emanante dal quinto numero, Degli amori, sigla fascinosa di un capolavoro.

Umberto Padroni, «Suono», Settembre 2009



Concerto al Museo degli strumenti musicali.

Interessanti interpreti i musicisti del Quartetto Pessoa che hanno presentato le più interessanti musiche di Alessandro Annunziata. In particolare, è sembrato riuscito Meltemi, primo di tre pezzi per quartetto d’archi, ispirato al robusto vento di Grecia, in cui i timbri orientali si intrecciano alla bella partitura del violoncello, quasi a ricordare l’immense orgue des vents grondeurs.

Massio Giannotta, Retidedalus.it, novembre 2008




«Deux scènes populaires »

Le trio Saxiana nous propose une nouvelle pièce de qualité pour deux saxophones et piano. Cette pièce est en deux mouvements. Elle commence par une «berceuse». Le premier mouvement commence par une courte séquence en écriture proportionnelle, qui servira de ponctuation entre les deux parties du premier mouvement. La berceuse est construite sur une carrure ternaire (noire à 48) s’appuyant sur des phrases mélismatiques en doubles croches s’enchaînant du ténor au soprano. L’influence orientale se fait ressentir dans les tournures mélodiques utilisées. La deuxième partie de ce premier mouvement est à peine plus rapide, et utilise le même principe d’écriture. Le deuxième mouvement intitulé « Mistral » est très dansant et rythmé. Le thème proposé dès le départ par le soprano est utilisé tout au long de la pièce. D’un caractère vif en ¾ à 170 à la noire), il joue sur les articulations et les carrures. Mon avis : pièces dynamiques et plaisantes pour un concert, le deuxième mouvement enchantera le public.

27.09.2008 Stéphane Sordet (da/from : ASAXWEB)



"Ballata partigiana"

[...] la musica della “Ballata”, infatti, sembra scaturire dalle parole cantate, ne rappresenta le emozioni e trasforma la poesia in canto appassionato, facendo vivere nell’immaginario dell’ascoltatore isuoi momenti concitati, le sue pause riflessive, le coloriture liriche e drammatiche che scaturiscono dalla rappresentazione musicale.
La struttura dell’opera è costituita dall’alternarsi di movimenti lenti e veloci, distinti ma non nettamente separati, che si richiamano tra loro, così da formare un’entità organica e coerente. La composizione inizia con un movimento lento introduttivo, in cui il tema della memoria appare, se pur indirettamente, subito in primo piano: sotto le parole iniziali “fischia il vento”, cariche di ricordi e di significato, gli archi distendono un tappeto sonoro in cui, tra le voci che si rincorrono come un’eco, è possibile riconoscere la melodia della vecchia canzone partigiana: “e la nostra canzone venuta da lontano \ le scarpe rotte eppur bisogna andar”. Su quest’ultimo “eppur”, che segna la fine del movimento introduttivo iniziale, la musica si ferma, il tempo si dilata nell’attesa dei futuri avvenimenti: siamo stati trasportati quasi inavvertitamente al tempo che un attimo prima era solo ricordo. E le parole seguenti, “bisogna andar”, pronunciate nel silenzio, ci precipitano in un’altra atmosfera: gli archi riprendono con un tempo vivace, sempre più serrato, in cui viene presentata una suggestiva progressione melodica discendente, e l’ascoltatore accompagna sulle steppe, le montagne e le città il passo cadenzato del partigiano, unito ai suoi fratelli nel nome della libertà e nella speranza di una pace futura. Il ritmo concitato si interrompe sulle parole “briganti neri”, e lascia il posto ad un’atmosfera carica di riflessione e di introspezione, in cui viene messo in risalto il momento più drammatico della lotta: “il bacio a un fiore \ come ultimo addio \ una parola scritta \ col sangue sul muro”. L’eco di queste parole ci trasporta in uno spazio cristallino, quasi trasparente, attraversato da sfumature liriche e malinconiche accentuate dal canto, quasi un lamento, del primo violino: è la parte centrale della composizione, una sorta di pausa metafisica tra l’azione senza tregua della battaglia. Quasi all’improvviso, il brano si risveglia, riprendendo il precedente movimento veloce e ritmato. Il testo ripete le medesime parole della seconda strofa “dalle steppe gridavate come noi libertà”, poi il seguito ci riporta nel momento attuale e, creando un ponte immaginario tra gli avvenimenti passati ed il presente, esorta con vigore a mantenere vivo il ricordo e a continuare ad appoggiare l’eterna lotta per la libertà e l’indipendenza, di cui le azioni partigiane rappresentano una tappa vittoriosa: “fate cerchio intorno a noi nella preghiera mentre lontano muoiono innocenti come allora uccisi da altri briganti neri”. Dopo una pausa silenziosa, la composizione si chiude con un movimento finale che è un’invocazione. Il canto echeggia tra suggestive modulazioni armoniche fatte di tenui colori che sfumano delicatamente l’uno nell’altro. Quest’invocazione, cantata con la forza della serenità e della pace conquistata col sangue e col dolore, scivola sulle note eteree degli strumenti ad arco e, diventando quasi un sussurro, riecheggia più volte nel vento. La “Ballata” appare così come un canto di libertà portato chissà da dove dal vento e che, dopo averci trasmesso il suo messaggio fatto di ricordi e di speranza, si allontana nel vento continuando il suo viaggio senza fine…

Marco Cecchini, «Patria indipendente», dicembre 2004


.. concerto trasmesso dalla Filodiffusione Rai; aprile 2004. Meltemi e O O "O guardador de Rebanhos".

Di Alessandro Annunziata, due opere legate al tema dell'indeterminatezza e dell'infinito, sottilmente giunte nell'identificazione del vento come grande universo contenitore del presente e del "nunc". Meltemi, nella versione per orchestra d'archi, è infatti la rappresentazione del vento della storia, il vento greco che soffia costantemente nelle isole dell'Egeo, luogo delle nostre radici culturali, del mondo greco. Il vento spazza l'arsura dell'estate, avvolge l'individuo costruendo un diaframma tra condizioni estreme della natura e necessità vitali individuali. Soprattutto il vento conduce all'isolamento, alla condizione di una ricerca interiore, alla riflessione sui legami con la storia, con chi ci ha preceduto e chi ci segue e enfatizza l'importanza del momento vitale, del presente. Costruito su una ricorrenza ritmica che si avvolge in variazioni germinate dal nucleo centrale, il tessuto è legato da inserti e contaminazioni in ricorrenze ordinate, nelle quali rimembranze storiche e geografiche segnano il rapporto personale con l'unotutto. L'eloquio di sobria emotività, reso ancor più affascinante dal rotondo suono degli archi, conduce impercettibilmente in territori in cui la ragione guida l'indefinito senso di stupore delle domande filosofiche sull'Essere. Il filo del concerto si snoda nella lirica di Pessoa tratta da O guardador de rebanhos, concertata da Annunziata per soprano e orchestra d'archi. Il tema del vento si ripropone stavolta in forma più identificata nel valore concettuale, per il quale il contrasto dialettico tra il presente-immanente e il passato-futuro trascendente
diviene la fonte della controversia musicale. Su un tessuto musicale ricco di rimandi, il canto si intona limpido, a sorreggere un'impalcatura variegata di strutture ritmiche e tonali.

21/12/2004 Luca Mencaroni, Filodiffusione RAI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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